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Torneo Cavalleresco delle Frazioni
Redazione Equitando - 11.03.10
Organizzato, per la seconda volta a San Giorgio di Nogaro, dall'associazione culturale equestre Epona, il 6 giugno 2010 
Per la seconda volta a San Giorgio di Nogaro si svolgerà nella giornata di domenica 6 giugno in concomitanza con la fiera di Itinerannia il secondo torneo cavalleresco delle frazioni. Verrà allestito nei pressi del cavalcavia, vicino all'incrocio tra il fiume Corgnolizza e il fiume Corno, un accampamento con la presenza di due delegazioni dei Gruppi storici “La fortezza" di Marano Lagunare e il Strassoldo, che già dal mattino, darà il sapore rinascimentale al luogo popolandolo in abiti d'altri tempi. Gli animali tenuti liberi in recinti e la tenda storica faranno da contorno ai combattimenti di spada dei figuranti. Il maniscalco a fuoco vivo arroventerà il metallo forgiando i ferri di cavallo, rimanendo a disposizione dei cavalieri.
I potenti cavalli da tiro, i norici nostrani, assieme a quelli austriaci faranno riscoprire ciò che un tempo i nostri avi vivevano quotidianamente. Si riscopriranno nelle antiche foto le fatiche che un tempo uomini donne e animali sopportavano per sopravvivere.
Lance, picche, tamburi e la dolce sensazione di cavalcare i nobili destrieri sarà una realtà possibile da vedere e da provare per grandi e piccini. Al pomeriggio gran sfida a cavallo, i cavalieri in gara arriveranno dalle frazioni scortati da figuranti a suon di tamburi. Radunati a Villa Dora si dirigeranno verso l'accampamento dove si svolgerà la cerimonia d'apertura. Nel presentare cavalli, cavalieri e frazioni , gli scudieri avranno modo di rivolgersi agli avversari per metterli in ridicolo ed elogiare le virtù dei propri colori. Saranno i cittadini che dal sabato precedente potranno suggerire in gran segreto i testi di sfregio. I cavalieri dovranno difendere le frazioni d'appartenenza , starà nella loro abilità prendere gli anelli e colpire i bersagli posti lungo il percorso. Le regole sono semplici ma la difficoltà nel gestire le armi antiche metterà a dura prova gli uomini di cavalli. Sarà la classifica finale a determinare se gli scudieri avranno predetto il giusto e non subiranno le burle dei rivali. Al termine della gara verrà conferito il titolo di campione Dell'anello a due draghi di San Giorgio, e nella buona tradizione di queste terre vino e cibo faranno da sublime contorno per mettere in pace vinti e vincitori pronti per una nuova sfida.
Torneo organizzato dall'associazione culturale equestre Epona.
Storia, cultura, equitazione e salvaguardia del patrimonio ambientale. E' questo l'ambizioso scopo dell'associazione culturale equestre Epona. Il Friuli fin dai tempi dei romani fu patria di gente di cavalli. Aquileia fu famosa per il circo , dove si svolgevano le corse con le bighe . Seguendo l'usanza greca (che risaliva a parecchi secoli prima di Cristo, come attesta l'Iliade) anche nell'Antico Impero Romano si svolgevano le corse con i cocchi antenate delle attuali corse dei trottatori. I cavalli venivano aggiogati a un carro a due ruote guidato da un “auriga”(guidatore). La biga era un carro trainato da due cavalli; la quadriga da quattro. È famosissima la corsa di quadrighe rappresentata nel film Ben-Hur. Ma ciò che pochi sanno è che i cavallini veneti duemila anni fa, vinsero le olimpiadi in Grecia e ricevettero grandi onori. La partenza avveniva aprendo cancelli o catene e dando il via libera ai carri che potevano passare dai carceres all'arena. La corsa si svolgeva di solito su sette giri di pista. Il percorso era sempre in senso antiorario. Sulla "spina" vi era una fila di segni (di solito uova di pietra o delfini). A ciascun giro veniva fatta cambiare posizione a uno di questi segni. Gli spettatori potevano così tenere il conto del giro a cui si era. Naturalmente vinceva il carro che arrivava primo alla fine dei giri prestabiliti. Vi era anche un sistema per correggere il percorso più lungo che avevano i carri che correvano all'esterno della pista. La vincita non corrispondeva solo nella proclamazione e nella gloria che ne derivava, ma anche in un premio tangibile: i migliori aurighi diventavano famosi e guadagnavano anche grandi somme come i moderni campioni dello sport. Non erano moltissime le città che avevano un circo, perché la sua costruzione, l'area necessaria e soprattutto il mantenimento delle scuderie erano molto costosi. Tuttavia sono famosi i circhi di Alessandria, di Milano, di Aquileia, di Antiochia e di altre grandi città, soprattutto in oriente. Nel Friuli la popolazione predominate dal punto di vista numerico era quella dei carni che erano una tribù di celti chiamati anche galli, galati e barbari , già presenti prima dei romani , con i quali in seguito convissero e si mescolarono a loro e ai vicini veneti. I Celti in Friuli e in Veneto hanno dato vita a tutti i paesi che finiscono per icco e acco e ai nomi di molte zone come Glem-Glemone Gemona o come il fiume Cormor, il Sile, il Brenta ed altri.
La parola italiana “cavallo” non deriva ne da ippo ne da equus rispettivamente greco e latino, bensi da çîaval una parola celtica presente ancora oggi in friulano.
Il çîaval in realtà era solo il cavallo da lavoro. Questa particolarità non è scomparsa, infatti i cavalli sotto i 150 cm al garrese si chiamano pony, nome che deriva dalla dea dei cavalli Epona. Pochi sanno che questo nome è nato sulle Alpi e non altrove. Anche la parola carro è di origine celtica e rimane nella forma originale in friulano come ”ciâr” . Un altro termine legato al carro di quel tempo, una sorta di calesse che i romani chiamavano cisium o birotus (biruota) che noi friulani chiamiamo “biroz”o “biroç”.
In una cultura come quella celtica, la realtà era già capace di rappresentare tutto, ed era illogico riprodurla quando bastava vedere l'originale , per questo i celti non hanno scritto o disegnato molto. Oggi troviamo poche iscrizioni in merito. Molto significative sono quelle sulle monete gallo carniche del III-IV secolo a.C. che rappresentato il “çîaval” un cavallo pesante. Segno evidente del valore che questo animale aveva, tanto da essere rappresentato sul bene più prezioso ovvero la moneta di scambio. Simpatica la risposta nordica al dio Apollo greco. Apollo portava in alto il sole con quatto cavalli. I popoli a nord delle alpi con due Alsvidr e Arwakr. Questo animale regale, dal punto di vista culturale ha tracciato la storia antica dell'equitazione, dai primi ferri di cavallo fissati con i chiodi, al carro a 4 ruote , ai primi tornei sportivi medioevali . La pietra umida delle nostre alpi ha favorito la ricerca di tecniche per proteggere gli zoccoli. Per i celti la roccia era "Karn", nome che oggi ancora hanno le alpi carniche, la Carnia e i carnici. Fabbri riconosciuti, che grazie al ferro hanno trovato il sistema di difendere i piedi dei cavalli ed hanno organizzato i trasporti su tutte le vie romane. Grazie al ferro hanno trovato il modo di costruire le prime botti che nella loro lingua chiamavano bot "tondo". Ancora oggi il norico, questo animale degli Dei ci incanta e ci fa innamorare facendoci ancora una volta riscoprire la differenza fra un cavallo corsiero ed un vero destriero.
Respirando il suo respiro, con le mani tra i crini perso nei suoi occhi, io provo per questo animale quello che provavano gli antenati di questa terra. Profondo rispetto .
Una curiosità legata a questa foto di un cavallo Norico testa di moro

Nella foto un norico dal manto grigio con la testa scura, ovvero grigio testa di moro, morenkopf in tedesco.
E'un colore raro, tra l'altro se si accoppiano due cavalli con queste caratteristiche si ha il 50% di possibilità che nasca un cavallo grigio testa di moro e il 50% è letale, muore il puledro.
E'una caratteristica che si ottiene solo con un 50% di risultato accoppiando con un morello sempre norico. Il figlio sarà testa o croce, morello o grigio testa di moro. questi cavalli è difficile trovarli belli come quello della foto e sono comunque rari. esiste la variante del blu scimmel. che è un grigio testa di moro con le sfumature blu.
(fonte delle informazioni e delle foto Fausto Del Pin)
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